Clown…

Furtiva una lacrima
cela:
malinconìa di un attimo
che l’animo
invade…

Al microscopio
fantasmi sfilano,
brandelli di vita
ricucendo…

Promessa d’amore eterno?

… Per sempre spenta
nel buio dell’attesa…

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Tante parole e… il niente…

Tante parole ascoltano il… niente…

Crepùscolari silenzi
fecondi si porgono
e trasmigrano
verso tranquilla intessitura…

Un timido ed ebbro sprazzo di luce
il suo richiamo
rivolge
ed ecco che la percossa anima,
le perdute inquietudini
lambisce…

@ Rosemary3

Ascòlto il silenzio…

Ascòlto il silenzio,
il mio silenzio
che il ritmo
di un velato sentire
scandisce…

Guardo l’orizzonte,
ove lontano si perde
lo sguardo
e con il grigio andare
si confonde
in un lento ciondolare…

Opaca è l’attesa,
i tocchi vibranti
di un’anima violata
sillabàndo…

Ingrato indugio,
lento consumarsi del silenzio
che le ultime voci
spegne…

© Rosemary3

La tua voce…

Musica è la tua voce…

Quando tutto intorno è silenzio,
sa di nenia antica…

Un suono lieve e magico
sospende su
tralci di emozioni
e ineffabile si dondola pian piano…

Là dove i tigli si stagliano all’orizzonte,
il mio sogno di carta
si fa velluto e
stordita,
mentre gli occhi
sfiorano le nuvole,
consumo
il mio vagabondar tra note tremule,
lieve lieve
come il tocco di una voce…

@ Rosemary3

 

Sfoglio il passàto…

Brano selezionato dal multiblog LaNostraCommedia

Tutto,
il tèmpo spazza via…
Ricordi
che nell’oblìo
veleggiano
e
intatti
sopravvivono,
trascinando momenti vibranti
che all’àttimo
resistono…
Rincorro
a piedi scalzi il tèmpo
che par mi fugga
dalle sbiadite mani…

È una curiosa creatura il passato…

@ Rosemary3

Incipit di Emily Dickinson “È una curiosa creatura il passàto…”

Pasqua…

Un serafico zefiro

preannuncia

una nuova pagina della vita….

Con languido bagliore

esplode,

e, rovistando nelle ambiguità

delle rughe ancestrali,

un’enigmatica creatura

dalle fattezze familiari

splendidamente apparendo

si confonde con celestiali arabeschi…

Tutto ride:

osservo le corolle variopinte

del mio cuore…

@ Rosemary3

Risveglio…

Quella mattina si alzò prestissimo: l’aria profumata di gelsomino
si spandeva tutto intorno, solleticandole le nari.
Percorse il lungo viale fiorito, assaporando quel lieve tepóre che l’avvolgeva.
Il vecchio màndorlo aveva ripreso la sua consueta veste primaverile: vicina era la rinascita.
Si fermò e staccò dal ramo un delicato fior di pèsco…
La terra spoglia aspettava con impazienza il dolce risveglio dal lungo letàrgo.

Si avviò, aspettando che rinverdissero le chiome…

@ Rosemary3

Al primo chiarore…

Al primo chiarore dell’alba
le ombre notturne
sbiadiscono…

I cirri l’orizzonte
incorniciano e leggeri
l’azzurro
solcano,
mentre il vento i sogni
dilegua,
confidando all’albero
i suoi segreti,
soffio gelido che la quiete mattutina
scompone,
sfiorando l’immensa coltre
come un cappello intessuto di rughe…

@ Rosemary3

Crepùscolo d’inverno…

Il cielo bigio
col mare i suoi toni
confonde…

I vellutati riverberi
giocano con i cinerei bagliori,
danzando sulle note d’un lento valzer
e, disegnando
le ombre del crepùscolo,
barattano l’incarnato invernale
con un mellifluo risveglio,
additandone l’ineluttabile scenario
e vergando con decisi tratti
gli inconsueti intarsi…

© Rosemary3