Le mie recensioni su “La Nostra Commedia”

Petalo del Passato del mese di gennaio 2011

La scatola dei ricordi

di

Lucia Griffo

Ho aperto la scatola
Dei vecchi ricordi
Ed ho ritrovato te.
Ho rivisto così il tuo sorriso
E la tua spensieratezza
E la naturalità di una volta.
Ma il tempo si è fermato?
No!
L’ho poi riposta
Per non rovinare quello che
C’era dentro.

Lentamente!

© Lucia Griffo

   Recensione a cura di Rosemary3

Il brano selezionato per la rubrica Petalo del Passato del mese di Gennaio 2011 è “La scatola dei ricordi” di Lucia Griffo.
L’autrice su wordpress cura un suo blog personale, “Di acqua marina“, dove è possibile attingere linfa per alimentare emozioni.

L’autrice ha meritato di essere selezionata tra i vari brani proposti. Il suo stile è fresco e allo stesso tempo semplice, perchè accessibile al cuore di tutti.
È un brano che rapisce sin dai primi versi per la semplicità espressa, coinvolgendo e trascinando nella dolcezza dei ricordi di un cuore rapito e rivolto al suo primo amore.
In una “scatola” ha custodito gelosamente “spensieratezza e naturalità” adolescenziali e “lentamente”, quasi per non deturparne il prezioso contenuto, “si guarda intorno e dentro” per poter andare avanti…
Complimenti per questa bellissima poesia: è gemma che brilla in questo spazio dedicato alle poesie più meritevoli.

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Petalo del Passato del mese di aprile 2012

Senz’anni, né nomeAi  partigiani

di

Eufemia Griffo

Sui monti lontano,
ricordando canzoni
di  quand’ero bambino
bocca sporca di ciliegie
capelli spettinati
nei campi d’estate.
Calpestati sono i giorni
dalla morte silenziosa
nero fuoco
che ha bruciato l’infanzia
e  desideri di  fanciulle,
corpi inermi
sulle piazze
urlanti vendetta e  nome di madri.
Di notte,
solitario tra fronde
di  bosco senza vita,
tra le braccia il fucile
ricerco il mio volto
nell’acqua di fiume
macchiata  di rosso.
Senz’anni
né nome
la giovinezza
solo un fantasma
i  sogni smarriti
pietà calpestata
un fiore reciso
senza colori.

© Eufemia Griffo

aprile 2008

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                                        Recensione a cura di Rosemary3

     Scrittrice e poetessa, cura personalmente Memorie di una Geisha, multiblog che ospita esclusivamente poesie in metrica giapponese.
Collabora attivamente con vari gruppi di scrittura, portali letterari, come “Raccontare.com” e riviste di cultura letterarie, tra cui “Refolo”, diretta dallo scrittore Alessandro Troisi.
Ha pubblicato varie sillogi di poesie.
Con questo brano l’autrice ha voluto rappresentare, agli occhi dei lettori, il contrasto tra la spensieratezza che avrebbe dovuto caratterizzare interamente l’infanzia del protagonista e il disincanto che, partorito dalle disastrose vicende di una guerra che ha coinvolto milioni di innocenti, ne ha invece rivendicato il possesso.
Il componimento, infatti, è stato pubblicato su “La Nostra Commedia” il 25 aprile per ricordare un passato relativamente recente che indubbiamente ancora vive in tutti noi…
I suggestivi versi ci proiettano nella precariamente felice e spensierata fanciullezza del protagonista, trascorsa fra liete scorribande nei “campi d’estate” con la “bocca sporca di ciliegie” e “capelli spettinati”…
Ma la leggiadria di quei dì, fulminata fu da morte inerme che con “nero fuoco” e desideri, si tramutò con violenza in prematura fine di giovani vite e sogni di fanciulle…
E, nella notte, solingo, tenta ancor di ritrovar se stesso, specchiandosi in un fiume sporco del sangue di eroi senza volti: la giovinezza, effimera realtà, senza “nome né anni”, rimane fantasma senza volto…
Ringraziamo l’Autrice per aver fatto dono di una rara perla poetica…

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 Petalo del Passato del mese di  maggio 2012

Pani schittu cala drittu (Pane senza companatico)…

di

Tina Mannelli

Salvatrice e la socira avivanu impastu tri chili di farina. Bisognava aspittare che lu pani levitassi. Si misi alla finestra, guardava fori, c’era un bel sole, ma li casi  asdirubbatsenza li tetti, tutte le macerie ancora ca si vidianu, era na gran pena. La guerra ormai era finita da un paio d’anni, ma li guai c’erano ancora e ancora chissà pi quantu. La miseria si tagliava col coltello. Si guardò ni lu vitru di la finestra: era giovane e simpaticuna,capilli e occhi nivuri, na bella presenza, macari ca purtava na visticedda di cutunina, era eleganti. I tempi di la ricchizza eranu luntani, so maritu era fora e senza lavoro, stavanu a lu paisi pi putiri fari manciari li picciriddi. So sociro dalla campagna purtava patate, zucchini, milinciani e peperoni. Certe volti trovava puru qualchi oviceddu, allura si faciva na frittata. La socirà camiu’ lu furnu e ci misi a cociri li pagnotti. I due bambini giocavano davanti alla porta. “Mamma ho fami” dissi la bambina “Ora cociu la pasta” arrispunì Salvatrice. Avia fatto la solita minestra di patate e zucchine un pumadoru e un pocu d’olio. Abbisognava fare attenzioni, l’olio custava e puru lu zuccaru, e nun c’erano ccchiù soldi e un putia manco impignare, oramai tutti li so cosi eranu a lu Munti di Pietà. Puru lu corredo, li casciuna eranu vacanti. Na lacrima scese silinziusa, si l’asciucò, misi la pasta ni lu piatto e chiamò li bambini. Concettina s’assitto’, taliò la pasta e si misi a chianciri.
” Pasta ca zucchina un ni voglio più”
e Salvatrice, “Mangia, figlia mia”.
“Non ho appetito”
“Mangia, perché dopo ti viene fame e magari un c’é pane”.
Ma Concettina non mangiò. Non ci fu verso, manco la sira mangiò. Salvatrice era dispirata. La picciridda un vosi mangiari nenti. La matina appresso Concettina dissi:- “Mamma ho fami” .
Salvatrice pigliò una pagnotta, ne tagliò na bella fetta e la detti a so figlia.
“Mamma accussì senza nenti”, e Salvatrice
“Mancia accussì senza nenti. L’antichi dicinu “pani schittu cala rittu”.
Concettina prese la fetta di pane e mangiò con gusto. Quel pane senza nulla era davvero una specialità. Era una vera bontà, profumato e saporito con la mollica morbida e la crosta croccante. Chi merviglia lu pani schittu! Da quel giorno Concettina mangiò sempre pane e basta. Ci metteva la fantasia ed era il pane più buono del mondo, era un boccone da re.
Concettina è cresciuta, ora è una vecchia signora che ama ancora mangiare il pane condito di fantasia. E non disdegna mangiare pasta e zucchina, anzi la fa spesso ed è un modo per ricordare la sua mamma, che non si perse mai di coraggio e che seppe dare ai suoi figli un fetta di pane condita con l’amore.
Un pezzo della mia vita, pane senza nulla, ma era impastato e cotto col cuore da mia mamma e dalla nonna. Altri tempi, ma io ho insegnato ai miei figli ed anche ai nipoti a mangiare “u pani schittu”.
Penso che capirete tutto anche quelle frasi in dialetto, non sono in dialetto stretto e poi con Camilleri tutti ormai ci capiscono.

© Tina Mannelli

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 Recensione a cura di Rosemary3

Il brano scelto per il “Petalo del Passato” del mese di Maggio 2012 è: “Pani schittu cala rittu” di Tina Mannelli.
Noi tutti della ‘Nostra Commedia’ abbiamo imparato a conoscere l’autrice del suddetto brano,che grazie alla sua innata capacità di trattare gli argomenti via via postati con la genuina semplicità che le è congeniale, è riuscita agevolmente a conquistarci tutti.
Ha un suo blog, MA VI, divenuto sede privilegiata delle riflessioni dell’autrice, che ivi le trasporta via via che esse zampillano acute da fatti di vita quotidiana personale o di pubblico interesse.
Tramite la stesura di questo suo scritto, l’autrice ha inteso condurre alla nostra conoscenza i suoi “ricordi” di bambina, reduce del vissuto della devastante guerra, che in un fluire perenne le si stagliano nella mente come un’immagine si fissa su pellicola: si scoprono essere sofferte rimembranze che percorrono l’anima, a tratti lenite da unguenti d’emozioni salvifiche.
Come, infatti, poter gettare nell’oblio gli anni della fanciullezza vissuti tra le vicissitudini della guerra e di inenarrabile patimento che scorrevano lenti tra il barcamenarsi nella precarietà del sostentamento e lo snodarsi inerme di esperienze che mai più vorrebbero reiterarsi?
Il suo ammirevole lavoro prosastico profuma d’amore materno e dell’autenticità del buon pane di casa e a tratti, immersi nella sua lettura, si ha quasi la sensazione di sentirlo veramente quel fiero aroma d’altri tempi che si spande prepotente per tutta la casa…
Provvedere al reperimento del cibo per la prole in tenera età era la principale sfida e preoccupazione quotidiana ma, grazie alle ingegnose strategie della madre, donna di essenziale bellezza scevra da frivolezze nel corpo e nello spirito temprato, un’impronta singolare viene ad essere impressa a quei momenti, consentendo ai pargoli una crescita ricca di stimoli educativi, forgiati nella necessità dell’unione familiare e nella condivisione.
Fra le righe di queste sue commemorative pagine di memoria, tanto personale quanto storica, la protagonista imprime suggestivo rilievo alla figura materna, connotata da saggezza e praticità, che riesce magistralmente a destreggiarsi tra le correnti di quelle ristrettezze e fa dono ai figli di un patrimonio emotivo non indifferente che porteranno seco per il resto degli anni a venire…
All’autrice non possono che andare le nostre più commosse congratulazioni, accompagnate dall’augurio che in futuro vorrà nuovamente allietarci con le sue più intense ispirazioni.

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Petalo del Passato del mese di giugno 2012

La vecchia panchina

di

Egizia72

Ogni giorno,
se ne stava seduto lì
tranquillo,  su una vecchia panchina
di fronte a un lago,
contemplava, immobile
sguardo fisso nel vuoto,
si accorge che non è solo,
lo accompagna una lacrima
sul viso scende oramai umido,
rammenta pagine di vita passata,
un sospiro, incombe il silenzio…
L’istinto vorrebbe indietreggiare,
ricordi, rimpianti, quel fanciullo
non c’è più, il tempo passa oh come
passa! Tutto si scalfisce e in me
la nostalgia mai finisce.
La panchina intrisa di tempo
dimenticata come un vecchio
che qui giace.

© Egizia72

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Recensione a cura di Rosemary3

È con immenso piacere che onoro il compito affidatomi di recensire il brano scelto per il ‘Petalo del Passato’ del mese di giugno 2012, “Sulla panchina” di Egizia72
Nella mia penna virtuale confluiscono i ringraziamenti dell’intera redazione de  “La nostra commedia” che si congratula pienamente con l’autrice del brano vincitore per la forza impattante dei versi e delle emozioni cui essi hanno dato vita.
Si staglia immediatamente alla nostra vista una  panchina, la prediletta di un uomo che l’ha eletta a giaciglio sul quale contemplare sommessamente  attimi di vita vissuta, che ritornano nel suo cuore e nella sua mente stanca,  come sfolgoranti comete che si consumano pochi istanti dopo aver sfilato nel firmamento.
E la panchina diviene latrice dei ricordi, dei rimpianti, delle speranze disattese e si riveste della malinconia che allaga il petto del protagonista.
Tutto intorno tace spegnendosi in un silenzio che “incombe” su pagine di vita vuota, trascorse nel grigiore appassito dei giorni andati.
Non esiste più il fanciullo interprete delle glorie che hanno caratterizzato gli anni giovanili , ma un vecchio affaticato ha preso il suo posto, un vecchio che mai potrà dimenticare…
Immobilità, nostalgia, solitudine e senso di sconfitta  padroneggiano la scena:  sul palco in chiaroscuro s’anima l’attesa e dietro le quinte una maschera freme…
Sua unica compagna, una lacrima che, clandestina, si fa strada sul rugoso volto di un uomo  che sembra arrendersi  allo scorrere del tempo, un uomo che si annienta forse perché non è in grado di cogliere la sostanziale differenza fra l’essere umano, animato dalla scintilla creatrice di una volontà che si colloca oltre ogni spazio e tempo, ed un oggetto inanimato, la panchina, sulla quale modella la sua identità di uomo sconfitto e avvelenato dal vuoto che impera dentro di sé.
Quale miglior epilogo per questa recensione, dei celeberrimi versi del Sommo Poeta che certamente mi concederete di adottare: “Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria”?

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Petalo del Passato del mese di novembre 2012

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Un ricordo

di

Tina Mannelli

Oggi ho ricordato
i tuoi capelli bianchi
raccolti sulla nuca.

Il tuo sguardo severo
e il tuo dolce sorriso.

Sbagliavo sempre a scrivere cuore
e mi chiedevo: – Quando imparerò?

Tu paziente correggevi e
dicevi: – Presto imparerai, vedrai
e tanta strada farai!

Di strada ne ho macinata tanta
non quello che volevi tu per me.

Dove sei?
Su quale nuvola insegni?
Grazie alla tua severità

e alla tua pazienza
oggi sono qua
con questo foglio
a ricordarmi di te.

©Tina Mannelli

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Recensione a cura di Rosemary3

Il brano scelto per il Petalo del Passato del mese di novembre 2012 è “Ricordo” di Tina Mannelli.
Noi tutti della Nostra Commedia ben conosciamo l’autrice di questo brano, sempre contraddistinto dalla sua “genuina semplicità”. Ha un blog, Ma VI, sede privilegiata delle sue riflessioni personali.
Tramite questo scritto l’autrice ha inteso condividere i suoi ricordi di scuola, quando ancora alle prime conquiste scolastiche, s’affacciava alla vita.
Il devoto ricordo della maestra, figura severa e rigida allo stesso tempo, le penetra nell’anima, intingendola di tenere memorie: “i capelli bianchi, raccolti sulla nuca, lo sguardo severo e il dolce sorriso” le hanno fatto compagnia durante il corso degli anni, mai lasciandola e tenendola ancorata a quelle esperienze dell’infanzia che hanno contrassegnato la sua esistenza, impregnandola di rimpianto.
E di nostalgia si parla allorquando su un foglio verga le emozioni che hanno intriso di latente rammarico la sua mano…
Fra le righe di queste pagine di memoria, l’autrice imprime alla figura della maestra un suggestivo rilievo, connotata di severità e dolcezza, annotando le ristrettezze economiche in cui allora si versava nell’immediato dopoguerra e l’umanità dimostrata dalla stessa nell’offrire, a chi ne avesse bisogno, una fetta di buon pane che odorava di bontà…
All’autrice vanno le nostre più vive ed affettuose congratulazioni per aver condiviso emozioni mai sopite…

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Petalo del Passato del mese di dicembre 2012

3 giugno

di

Jalesh

Cade la pioggia sul mare
Brillano le gocce come gemme
Trasparenti cristalli pungenti
Entrano con forza nel tuo corpo
Fanno male il dolore violento
Aggredisce la tua dolcezza e
Il tuo lamento si traduce in
Melodia triste e melanconica
Ondulando il corpo ti arcui
Anelando che presto giunga
Dell’estasi il piacere agognato
Ma la pioggia cade incessante
Come lacrime calde ed accorate
Inondando il cuore senza speranza

© Jalesh

Recensione a cura di Rosemary3

Per il Petalo del Passato del mese di dicembre 2012 è stato scelto il brano “3 giugno” di Jalesh.
Noi tutti de “La Nostra Commedia” ben conosciamo l’autrice di questo splendido brano: cura, infatti, personalmente La Nostra Commedia , multiblog che ospita vari autori, ed un suo blog personale, Jalesh.
In questo brano arde la memoria d’un amor finito tra accorati guizzi…
L’autrice ancor soffre d’un amore perduto tra meandri di ricordi che la sua mente attanagliano.
Come preziosa gemma, sul mare si versa la pioggia che, “trasparente e pungente”, scintilla al silenzioso battito del tempo.
Lo sconforto assale la sua mente che, addolorato canto, si traduce in bramato godimento…

Continua la pioggia a cader e a sommerger un cuore privo d’ogni speme…
Che dire di questa stupenda composizione?
Ogni umana riflessione cede al gran bisogno di requie che permea l’intera lirica per approdar alfin alla magia dell’estasi.

All’autrice vadano le nostre più vive congratulazioni con l’augurio che possa continuare ad emozionarci…

Petalo del Passato del mese di marzo 2013

Miele di Zagare m’è il ricordo

di

Raggioluminoso

Sono una pianta senza radici
coi segni d’un sangue antico
strappato dalla furia del mare
e ancor vivo del miele di zagara.

Schiumanti i sorrisi delle onde
per i riti della festa perle di gioia
tracimavano dalla riva delle ciglia
scorgendo la Madonna del porto.

Maestosa, suntuosa la cattedrale,
il campanile era pendaglio prezioso
sul petto d’un cielo nudo di grigi orpelli
pulsava il mio cuore al battito delle ore.

Zingara fra giardini di cuori in fiore
immersa nel profumo della dolcezza
respiravo l’allegro calore della gente
l’animo m’ardeva in una fodera d’amore.

Struggente magia di fiaba il ricordo
ancor mi nutro d’arancini d’affetto
che prelevo dagli anfratti della mente
assaporando la nostalgia d’un tempo.

               © Raggioluminoso

Recensione a cura di Rosemary3

È con rinnovato piacere che onoro il compito affidatomi di recensire il brano scelto per il ‘Petalo del Passato’ del mese di marzo 2013, “Miele di zagare m’è il ricordo” di Raggioluminoso.
Nella mia penna virtuale confluiscono i ringraziamenti dell’intera redazione de “La nostra commedia” che copiosamente si congratula con l’autrice del brano vincitore per la forza impattante dei versi e delle emozioni cui essi hanno dato vita.
Sin dai primissimi versi si rivela patente l’intenzione dell’autrice di celebrare la nobiltà delle proprie origini derivanti da un’antichissima civiltà dalla quale tuttavia ella si sente strappata, forse dagli eventi della vita, e pertanto si autodefinisce “pianta senza radici” per sottolineare probabilmente ciò che è stato avvertito come amputazione di quella parte di sé bambina, legata all’ Isola paterna.
Si staglia infatti immediatamente alla nostra vista l’incantevole scenario della Sicilia, meravigliosa isola che, tramite la stesura di questi suoi versi, l’autrice ha inteso condurre alla nostra conoscenza: i “ricordi” di bambina descrivono in tono fiabesco ciò che la sua memoria ha protetto e che viene vivificato magistralmente negli scenari imbastiti da fanciullesche reminiscenze. È così dunque che le onde del mare son viste sorridere e desiderose di straripare oltre la sponda, attratte dalla letizia dei riti della festa e dalla bellezza della loro regina, la Madonna del porto della città di Messina.
Arriva poi il turno della sfarzosa cattedrale, il cui campanile viene dipinto come regale ornamento che troneggia invitto sul petto del cielo che sovrasta la città.
Nelle sue memorie l’autrice assume i tratti di una raminga che, sospinta da un’anima in fiamme, dirige i suoi passi liberi “fra giardini di cuori in fiore”, lasciandosi avvolgere dalle armoniose e fervide emozioni che ivi tutt’intorno aleggiavano.
Con abile gioco di metafore, l’autrice rinverdisce le visioni intatte di quel felice e spensierato periodo della sua vita e, facendone protetta carrellata, sfodera ad una ad una quelle meraviglie che nel suo cuore anelano ad una dimensione eterna.
Ammantata da un alone magico-fiabesco, la rimembranza del tempo passato emerge risolutamente dai recessi della mente e diventa nutrimento per l’anima stessa della poetessa che ne gusta lieta l’aroma insopprimibile del miele di zagara di cui la sua fanciullezza è intrisa.

Petalo del Passato del mese di aprile 2013 

Il velo

di

Tina Mannelli

Chiuso in un cassetto
leggero come un soffio
sbiadito candore,
ricordi ancora
un profumo di tuberosa.
Un leggero vento
ti sollevava
come bianca nuvola,
posata sui capelli
della giovane sposa,
che portava all’altare
i sogni più belli.

© Ma.Vi.

Recensione a cura di Rosemary3

Con rinnovato piacere mi appresto a recensire il brano “Il velo” di Tina Mannelli, che noi tutti de “La Nostra Commedia” conosciamo e apprezziamo in virtù della sua mirabile capacità di sviluppare i diversi temi trattati di volta in volta con l’ originale naturalezza e disinvoltura che le hanno consentito una spregiudicata conquista dell’ammirazione di noi tutti.
Tina cura un proprio blog, MA VI , divenuto sede favorita delle riflessioni che l’autrice sapientemente trasla in suddetto luogo virtuale dopo averle attinte dall’ intensità della propria esperienza interiore.
Ne “Il velo” l’autrice ci regala un inciso nostalgico che rievoca il giorno più bello della sua vita, quando ancor giovinetta tutto le sorrideva…
A riportare alla luce il dolce ricordo è un velo accuratamente riposto in un cassetto (forse per caso riaperto?), non più candido come nel giorno delle liete nozze, tuttavia ancora integro nella sua delicata essenza, esattamente come colei che lo indossava, che non ha smarrito negli anni intanto trascorsi la leggiadria di una donna che gioiosamente vive, preservando dal tempo il vivo ricordo della fragranza dei fiori che impregnava il velo nuziale e che alberga nell’intimo dell’autrice, omaggiando il suo spirito di imperitura giovinezza.
Nella magia della riminiscenza, il velo, sospinto dal vento, si tramuta quasi in una candida nuvola che nitidamente traduce la purezza e l’innocenza dei desideri, vagheggiati dalla giovane sposa, che la scortano all’altare come i fedeli compagni che la affiancheranno e sorreggeranno nel cammino della sua vita.
All’autrice non possiamo far altro se non consegnare le nostre più sincere congratulazioni congiuntamente all’augurio che possa proseguire ad emozionarci ancora…

Soffio d’Amore del mese di giugno 2013

T’amo come…

di

Raggioluminoso

T’amo come s’ama una lucciola
che poggia luminosa
nel palmo della mano
a indicar la strada della meraviglia

T’amo come s’ama l’erba in festa
che s’agita allegramente
al refolo del vento
a scompigliarle il manto

T’amo come s’ama un usignolo
che si libra tra fioriti arcobaleni
nel gorgheggiar del sole

T’amo come s’ama la rugiada
che arreca dolce frescura
nei soleggiati giorni estivi
a dissetare petali d’ambrosia

T’amo come s’ama una farfalla
che agita frementi le ali
nelle spalle d’un tramonto
a scioglier turbamenti

Non so come s’ama un uomo
ma so che t’amo con ardore

   © Raggioluminoso

Mia luce

di

Jalesh

I miei  occhi tristi
Bagnati da furtive
Lacrime mute
Musica melodiosa
Ricordo Te amore mio

  I miei  occhi tristi
Bagnati da furtive
Lacrime mute
Musica melodiosa
Ricordo Te amore mio

 © Jalesh

Recensione a cura di Rosemary3

È con vero piacere che mi appresto a recensire i brani selezionati del mese di Giugno 2013 per la categoria “Soffio d’Amore”, di due autrici che personalmente stimo moltissimo: T’amo come…” di Raggioluminoso e “Mia luce” di Jalesh.
Due brani, questi, in cui l’Amore viene proiettato da due diverse angolazioni: l’amore passionale e l’amore materno, ma che entrambi, facce di un’unica medaglia, ne rispecchiano l’eternità.
Amore… una parola, mille significati! Un sentimento che accomuna esseri viventi dalle molteplici sfaccettature…
Conosco entrambe da molti anni e credo che un po’ tutti voi le conosciate bene, ma approfondire la tematica dei due brani è un voler rendere merito alla loro bravura.
Ma procediamo con ordine…
Raggioluminoso ha aperto dei blog, dove è possibile suggere il prelibato nettare dei suoi versi:
http://raggioluminoso.wordpress.com
http://DonnAmante.wordpress.com
http://raggioluminoso.blogspot.com

http://respirodoriente.wordpress.com
Di recente ha pubblicato una silloge poetica, “DonnAmante” in cui, emozioni ed arte, si succedono in una risma di sensazioni che avvolgono e coinvolgono.
“T’amo come…”: è con questo brano che l’autrice ha voluto rappresentare, agli occhi dell’attento lettore, un amore che, in un altalenare di similitudini ben giocate, si impone (d’altronde la natura gliene offre magistralmente spunto).
La lucciola, l’erba, l’usignolo, la rugiada e la farfalla concedono uno scenario incantevole dove poter poggiare lo smisurato amore per il suo uomo.
Tutto rotea e gravita attorno ad esso che immancabilmente pulsa di sensazioni che non lasciano scampo: come calamita si viene attratti verso quei versi che magicamente si trastullano all’ombra di perpetui sussurri…

Recensione a cura di Rosemary3

Noi tutti de “La Nostra Commedia” ben conosciamo l’autrice dell’altro splendido brano selezionato, Jalesh che personalmente cura LaNostraCommedia, multiblog ed eccellente salotto letterario che ospita vari autori talentuosi ed un suo blog personale, Jalesh.
Nel brano selezionato, “Mia luce”, l’autrice ancora una volta ricorda un amore che mai per lei fine avrà, l’amore per il figlio che la sorprende ad immaginare i confini di una realtà infinita.
Infatti, come “musica melodiosa” che invade e pervade la sua anima, mai cesserà di ascoltarne i battiti e di socchiudere gli occhi, umettati di clandestine e silenziose lacrime, gustandone il furtivo privilegio.
La tristezza condisce con ricercate spezie il dolore e la patente sofferenza di una madre che mai cancellerà dalla sua mente l’immagine cara e adorata.
Ringraziamo le autrici per queste autentiche perle, sperando che continueranno ancora ad emozionarci…

Soffio d’Amore del mese di agosto 2013

Eccelsa

di

Giovanni Monopoli

Nelle ombre della notte
ho ritrovato il volto tuo
viaggiava in labirinti di passione
nel sogno delle carezze mie.
Colori intonati segnavano il viso
attingendo da mutevole penombra
ogni briciola di cielo
donando guance arrossate
al voler essere amata.
Tra le ali di fantasie accanto
pronuncio il nome tuo
lambendo labbra desideranti
ad illuminar caldo respiro
e tu
riecheggiando nei suoni eccelsi
ti poni in splendida figura
mostrando sublime femminilità tutta
nel gorgheggio di un grande amore.

© Giovanni Monopoli

Recensione a cura di Rosemary3

Il brano scelto per il Soffio d’Amore del mese di agosto 2013 è “Eccelsa” di Giovanni Monopoli.
Noi tutti della Nostra Commedia ben conosciamo questo autore che cesella i suoi versi, vestendoli di classicismo.
Giovanni Monopoli nasce a Taranto dove attualmente risiede.
Da sempre cultore della poesia, apprezza soprattutto le poesie di Ungaretti, Quasimodo e Alda Merini.
Ha pubblicato due libri “Scrivere Pensando” e più recentemente, nel luglio 2010, “Cristalli di poesia” edito da Il Rovescio. Molte delle sue opere sono presenti anche in alcuni e-book.
Questi sono i siti di poesia in cui pubblica:
Scrivere Scrivere.info
RimeScelte RimeScelte.com
ErosPoesia ErosPoesia.com
DonneModerne.com DonneModerne.com
Nato come scrittore molti anni fa, come lui stesso afferma, soltanto nel 2005 grazie al sito Scrivere ha potuto dare il meglio di sé, affinando le sue scritture. La sua poesia dona le giuste emozioni in ogni campo dove essa venga posta, dalla natura alla famiglia, all’amore per la propria cara.
Dotato di grande sensibilità, volge sempre uno sguardo a chi, suo malgrado, è costretto a vivere in situazioni di disagio. Amara la riflessione nella sua “Cenci di vita” presentata al Premio Laurentum 2009.
Nel brano selezionato per il Soffio d’Amore, esplode il suo ardente amore per la compagna della sua vita, alla quale ha dedicato parecchie composizioni, fondendo passione e amore che si consacrano in questa lirica al lume di “ombre notturne”, dove palpitante il volto dell’amata s’aggira nei meandri passionali di oniriche carezze, volto intinto di cielo e di brama acceso.
E sfiorando le bramose labbra, dall’ardente desiderio vien travolto.
In questa lirica tutta la passionalità vien fuori, palesando al lettore, l’attrazione di cui è ancora dominato.
Un Soffio d’Amore che pulsa di incontrastata passione dopo tanti anni di unione perfetta.
A Giovanni vanno i complimenti della Redazione per aver donato una  creazione poetica di forte impatto emotivo.

Petalo del Passato del mese di settembre 2013

Haiku narrativi

di

Lucia Griffo

ricordo-lu

con il pensiero
le spensierate corse –
una bambina

dolce ricordo
l’abbraccio ad un gattino –
soffio d’estate

© Lucia Griffo

Recensione a cura di Rosemary3

Brano scelto per il Petalo del Passato del mese di settembre 2013 è “Ricordo” di Lucia Griffo.
È con vero piacere che mi appresto a recensire il brano di questa autrice che personalmente stimo e che tutti su La Nostra Commedia ben conosciamo ed apprezziamo.
Nella mia virtuale penna confluiscono i ringraziamenti dell’intera redazione de “La Nostra Commedia” che si congratula per la semplicità delle emozioni cui i versi stessi hanno dato vita. L’autrice cura personalmente un suo blog su wordpress, “Di acquamarina“.
Con questo brano ella ha voluto celebrare un momento appagante della sua infanzia, quando ancor fiduciosa, “le sue corse” traghettava nelle tranquille acque di quella spensierata età.
Indelebile ricordo, quasi un ” soffio d’estate” che, come incantato alito, riaffiora alla sua mente, la stretta a quel “gattino”, oggetto delle sue premure, a rinverdir gesti d’un tempo mai perduto; tempo che puntuale si riaffaccia lenendo i quotidiani affanni della vita adulta… Fra le righe impattante è la figura di quel micino che da solo riesce a regalarle momenti di assoluta serenità.
All’autrice vanno le nostre più sincere congratulazioni, con l’augurio di continuare ad affascinare con le sue creazioni poetiche.

Soffio d’Amore del mese di novembre 2013

Straordinario amore

di

Giovanni Monopoli

 

Incantevole
esserti accanto,
leggere
nello sguardo…
i sentimenti carpire.
Meravigliosa visione!

Luce solare
sul viso… rifulgente,
splendido
gli occhi tuoi ammirare,
il sorriso…
il palpito audire
di caldo cuore:

 Straordinario è il tuo amore!

© Giovanni Monopoli

Recensione a cura di Rosemary3

Il brano scelto per il Soffio d’Amore del mese di novembre 2013 è  “Straordinario amore” di Giovanni Monopoli.
Noi tutti della Nostra Commedia ben conosciamo questo autore che dell’amor ne fa quasi un inno.
Questo brano, dono di un canto, é vera apoteosi dell’amata: è un  privilegio esserle a fianco e penetrar nello specchio degli occhi,
per rapirne il più profondo sentire.
Sedotto dallo sguardo, visione ammaliante e allo stesso tempo sublime che incanta ed avvolge in uno slancio emotivo,
indugia tra palpitanti sensazioni sulle sponde di un cuore in perenne fervore che avviluppa quasi in eterno afflato.
Un inno che sulle ultime note esercita un incantesimo che mai avrà fine.
All’autore non possiamo far altro se non consegnare le nostre più sincere congratulazioni, congiuntamente all’augurio
che possa proseguire ancora ad avvincere con queste sue liriche, autentiche perle…

Petalo del Passato del mese di aprile 2014

“Rumore di foglie”

Ai miei genitori che non ebbero il tempo di vivere la loro vita insieme

di

Eufemia Griffo

Nei ricordi
– fragili fiori di memoria –
riposa un alito eterno
come eco
in un pomeriggio d’Inverno
sferzato dal vento

Eravamo noi
tra alberi spogli
coperti di nebbie
passo dopo passo
abbracciati
in questa  vita
come mai lo siamo stati

Non v’è più tempo ora
fuggite sono le ore

prigioniere di grani di polvere

A terra cadute,
solo rumore di foglie

© Eufemia Griffo

Recensione a cura di Rosemary3

È con immenso piacere che onoro il compito affidatomi di recensire il brano scelto per il ‘Petalo del Passato’ del mese di aprile 2014,
“Rumore di foglie” di Eufemia Griffo che noi della Nostra Commedia ben conosciamo ed apprezziamo.
Scrittrice e poetessa, cura personalmente “Memorie di una Geisha”, multiblog che ospita esclusivamente poesie in metrica giapponese (http://eueufemia.wordpress.com).
Collabora attivamente con vari gruppi di scrittura, portali letterari, come “Raccontare.com” e riviste di cultura letterarie, tra cui “Refolo”, diretta dallo scrittore Alessandro Troisi.
Ha pubblicato varie sillogi di poesie.
Nella mia penna virtuale confluiscono i ringraziamenti dell’intera redazione de “La Nostra Commedia” all’autrice per la forza impattante dei versi e delle emozioni cui essi hanno dato vita.
Sin dai primissimi versi si rivela patente il voler rimembrar del tèmpo passato gli amati genitori, ai quali dedica questa splendida lirica, che fugaci istanti la vita loro dispensò, da poter “vivere insieme”…
I ricordi, “fragile fiore di memoria”, come ella stessa ama definirli, sono perenne carezza, resa in una superba similitudine.
Benigna, infatti, non fu la vita, concedendo solo effìmeri momenti che “tra alberi spogli” snodavano, per ritrovar ancora attimi da condividere.
Tiranno fu anche il tèmpo che, solcando lustri e lustri da polvere incipriati, non donò più nulla se non un lieve frèmito.

Petalo del Passato del mese di giugno 2014

“L’ultimo ricordo”

di

Jeiem Erwin

Ancora qui dentro me

il tempo non ha
scalfito
la tua immagine

il cuore ha distrutto
le catene della distanza

Le immagini la mente
assaltano
vivide e prepotenti

i tuoi occhi cristallini
lo sguardo mite
dolce la voce

Mani che si cercano e s’
intrecciano
carezze rubate

ancora adesso ascoltare il tuo
profumo
il battito alterno del tuo
cuore

in una magica e sensuale
sinestesia di emozioni
conturbanti

e che ancora mi fanno
visita
fantasmi di un passato
mai trascorso

Una panchina ammantata di verde
il mio ultimo ricordo

© Jeiem Erwin

Recensione a cura di Rosemary3

Il brano scelto per il “Petalo del Passato” del mese di giugno 2014 è: “L’ultimo ricordo” di Jeiem Erwin.
È con rinnovato piacere che mi appresto a recensire il brano di questa autrice che noi tutti de ‘lanostracommedia’ abbiamo imparato a conoscere grazie alla sua innata capacità di trattare gli argomenti via via presentati con l’originale naturalezza e disinvoltura che le hanno consentito una spregiudicata conquista dell’ammirazione di noi tutti.
Jeiem Erwin cura un suo personale blog Metamorphoses divenuto sede favorita delle sue riflessioni che l’autrice trasla in suddetto luogo virtuale, dopo averle attinte dall’intensità della propria esperienza interiore.
Ne “L’ultimo ricordo” l’autrice ci regala un inciso nostalgico – malinconico che permea i suoi versi in uno sconfinato tèmpo che ancor scalfito non ne ha l’effigie, lasciando intatto l’eco di un amore vissuto e mai dimenticato; un amore proiettato su diverse angolazioni, fondendo amore e passione consacrati in questa lirica dall’amaro sapore di un passato mai estinto.
L’ultimo ricordo… “una panchina ammantata di verde” in cui l’autrice depone gli avanzi di un acerbo amore ancor palpitante…
Nella mia penna virtuale confluiscono i ringraziamenti dell’intera redazione de “lanostracommedia” che copiosamente si congratula con l’autrice del brano vincitore per la forza impattante dei versi e delle emozioni cui essi hanno dato vita.

Soffio d’Amore del mese di ottobre 2014

“J’aime”

di

Jalesh

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Je compte les heures
J’attend sans espoir
J’imagine ton sourire
Je pleure d’angoisse
Je m’endors en rêvant
Je t’adore mon chéri

© Jalesh

Traduzione:

Conto le ore
Aspetto senza speranza
Immagino il tuo sorriso
Piango d’angoscia
Mi addormendo sognando
Ti adoro mio caro

© Jalesh

 Recensione a cura di Rosemary3

Il brano scelto per il Soffio d’Amore del mese di ottobre 2014 è “J’aime” di Jalesh.
Noi tutti del La Nostra Commedia ben conosciamo l’autrice di questo stupendo brano selezionato che personalmente cura questo multiblog, eccellente salotto letterario, e il suo personale blog, Jalesh.
Nel brano prescelto l’autrice ricorda un amore che per lei ha il sapore di dolce attesa, attesa priva di speranza per un ritorno che mai si tradurrà in realtà…
Il sorriso di quell’amato volto è nei suoi pensieri, anche quando le tenebre ne offuscano i sogni ed un angosciante pianto diviene epilogo ai suoi indelebili ricordi: i suoi sogni, dolci chimere al vento, resteranno tali, come coltri dorate ad un’insonne notte che partorirà altri inganni…
Un accorato canto questa stupenda lirica, che penetrando nell’anima, al cuore parla, illuminandola di “dolci attese” e carpendone emozioni…
Un “grazie” all’autrice per questa autentica perla, auspicando che proseguirà ancora ad emozionarci…

Petalo del Passato del mese di novembre 2014

Il vuoto che ho dentro

di

Lia Grassi

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Prende al respiro
l’assenza di te
soffoca il buio
accecando quel vuoto
incolmabile gelido
dove domande
senza risposte
si fanno eco
del nostro passato

Scorre il nostro tempo
davanti ai miei occhi
come se all’improvviso
non mi appartenesse più
come se il mattino
bagnato di rugiada
perdesse il sole
e il blu della notte
non avesse più luna

Lacrime ormai spente
lasciano il posto
a sguardi di memorie
dispersi i miei sogni
vagabondano
nel deserto del cuore
nuda è l’eternità
dove anche il silenzio
grida il tuo nome

© Lia Grassi

Foto personale di Tiferett

Recensione a cura di Rosemary3

È con rinnovato piacere che onoro il compito affidatomi di recensire il brano scelto per il Petalo del Passato del mese di novembre 2014, “Il vuoto che ho dentro” di Lia Grassi.
L’autrice ha un blog “La carezza di un sorriso“, dove è possibile suggere il prelibato nèttare dei suoi versi .
Sin dai primi versi patente si rivela la sofferenza dell’autrice che continua ancora a vivere un senso di profondo vuoto, un “gelido” vuoto, come ella stessa afferma, che l’afferra e l’attanaglia, lasciando senza risposte domande del passàto che, dopo “l’assenza” della persona amata, ha decisamente segnato un duro percorso.
Come in un flashback rivive un vissuto trascorso che, come un cinèreo mattino o un’accigliata notte, più non le appartiene, con sé recando momenti indelebili…
Sue uniche compagne le lacrime, versate ed ormai placate dal tèmpo sull’altare della memoria, che si fanno strada su un rugoso cuore che sembra non volersi arrendere allo scorrere del tèmpo, ma che speranze cederà a un muto silenzio che un nome invano invocherà…
La rimembranza del tèmpo passato emerge risolutamente dai recessi della mente e diventa insopprimibile accoramento per l’anima stessa della poetessa.
Quale miglior epilogo per questa recensione, dei celeberrimi versi del Sommo Poeta che certamente mi concederete di adottare:
“Nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria”?
All’autrice non possiamo far altro se non consegnare le nostre più sincere congratulazioni, congiuntamente all’augurio che possa proseguire ad emozionarci ancora…

Soffio d’Amore del mese di marzo 2015

Il nostro amore

di

Marina Oddone

Scolpire nel tramonto

il nostro amore,

fuggevole bacio

sconvolge il pensiero.

Nuvole soffici

di un cuore perduto

nell’ultimo raggio di sole.

Temere la notte

per non poter

vedere i tuoi occhi,

stelle dell’imminente sera.

© oddonemarina

Recensione a cura di Rosemary3

È con immensa emozione che mi accosto a recensire il brano scelto per il Soffio d’Amore del mese di marzo 2015, “Il nostro amore” di Marina Oddone.
Noi tutti de “La Nostra Commedia” abbiamo imparato a conoscere questa brava autrice che coinvolge con le sue emozionanti liriche.
Ha un blog personale, marinaoddone, fucina delle sue riflessioni in versi e dove è possibile attingere linfa per dissetarsi.
Che dire di questa stupenda composizione, intarsio di un amore vissuto come prezioso nettàre che il cuore disorienta?
Gli ultimi bagliori crepùscolari assalgono la mente che, come accorato canto, si traduce in totale godimento…
Ammantata da un magico alone, la lirica pervade l’animo di delicate sensazioni, ed ogni umana riflessione cede al grande bisogno di requie che permea l’intera composizione, per approdare alfin alla magìa dell’estasi.
La Redazione tutta ringrazia l’autrice per questa autentica perla, auspicando che ancora prosegua a produrre emozioni.

Petalo del Passato del mese di maggio 2015

Cammino

di

Marina Oddone

Lungo il cammino
del passato, ritrovo
le mie pene.
Acque ormai stagnanti
in pozze prive di vita
che il sole asciuga piano.
Anche il presente viene
gettato in questa melma.
Il ricordo diventa meno amaro
e il cuore, meno appesantito
torna a galla.
Lacrime trasparenti
rigano il mio viso,
che le osserva svanire

© oddonemarina

Recensione a cura di Rosemary3 

Il brano scelto per il “Petalo del Passato” del mese di Maggio 2015 è: “Cammino” di Marina Oddone.
Tutti noi de “La Nostra Commedia” ben conosciamo questa autrice che nel corso del tèmpo ci ha emozionato e continua ad emozionarci.
Ha un suo blog Marina Oddone, fucina di stupende sensazioni poetiche che incantano il lettore.
In questa lirica l’autrice pone l’accento sulle note di un dolente passàto che ancora le brucia, come ferita aperta.
Un passàto, con un trascorso confuso, che apre varco a ricordi che via via divengono meno dolorosi, ed un presente, che riservando spazio ai ricordi lenisce le pene, alleggerendo il cuore che forse ancora tornerà a sperare.
E nonostante cocenti lacrime, l’animo suo confida in un’illusione:
lacrime che presto svaniranno, giocando con un futuro che forse seco porterà le deluse attese.
All’autrice non possono che andare le nostre più vive congratulazioni, auspicando per il futuro che voglia ancora continuare ad incantarci
con pregevoli produzioni…

Petalo del Passato del mese di agosto 2015

Il carillon

di

Lucia Boggia

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Suona
l’antico carillon

dolci note
malinconiche

cavalcano l’
animo

della perduta
infanzia

© Lucia Boggia

Recensione a cura di Rosemary3 

Il brano scelto per il “Petalo del Passato” del mese di Agosto 2015 è “Il carillon” di Lucia Boggia.
Tutti noi de “La Nostra Commedia” ben conosciamo questa autrice che nel corso del tèmpo ci ha emozionato e continua ad emozionarci.
Ha un suo blog, Tra sogno e realtà, fucina di stupende sensazioni poetiche che propone all’attento lettore.
In questa lirica l’autrice pone l’accento sulle note di un carillon che torna ad invadere di malinconìa e struggente dolcezza il suo animo, riportandola indietro nel tèmpo della svanita fanciullezza, dove i sogni coltivati trovavano asilo nelle pieghe del tenero cuore…
Carillon, delizioso trastullo della spensierata infanzia che ha custodito gelosamente ed intatto, il ricordo… e, quasi per non deturparne il prezioso contenuto, diventa nutrimento per l’anima stessa della poetessa che ne gusta lieta l’aroma…

La Redazione tutta ringrazia l’Autrice per aver fatto dono di una così rara perla…

Petalo del Passato del mese di dicembre 2015

“Improvvisa consapevolezza”
di
tachimio

Al tramonto
del nostro amore
mi sono soffermata
a pensare.
Seduta,
sola,
su quella panchina
davanti al lago,
che tante volte
ci vide
insieme.
Mi guardavo
le mani.
Un tempo
ti accarezzavano,
ed io
da quel tocco
ne traevo gioia.
Le guardavo
e le ho
guardate a lungo
sai,
per arrivare
di colpo,
ad una consapevolezza.
Quella
che avrei dovuto
percorrere
a ritroso,
quel viale,
ricordi,
che un giorno
ci fece
incontrare.
Ritrovarne
l’inizio e
da lì
partire
nuovamente,
inesorabilmente
alla ricerca
di te.

Isabella Scotti

© tachimio

Recensione a cura di Rosemary3 
 Il brano selezionato per il Petalo del Passato del mese di dicembre è “Improvvisa consapevolezza” di Tachimio.
Ed è con immenso piacere che mi appresto a recensire questo avvolgente brano.
Noi tutti de LaNostraCommedia conosciamo Isabella Scotti, alias tachimio, perché nel corso dei mesi ha continuato a donarci piacevoli sensazioni.
È proprietaria di un blog “Isabella Scotti“, dove è possibile attingere linfa di intense emozioni.
Sin dal titolo si evince il vissuto di emozioni che ha indotto l’autrice a ripercorrere a ritroso i passi di un perduto amore, per riassaporarne l’olezzo dei giorni sereni, svanito nel tèmpo dei ricordi…
Si staglia immediatamente alla vista una panchina, sulla quale la poetessa si sorprende a contemplare gli istanti di un amore intensamente vissuto che continua a ferire il suo cuore, e la panchina diviene latrice di ricordi, rimpianti e di attesa speranza della inesorabile ricerca di sé, un punto di partenza che possa riaprire il varco…
La malinconìa che aleggia tra i versi, pervadendo ed invadendo l’animo del lettore, sconfina nella totale certezza che l’autrice continui ancora ad emozionarci.
All’autrice vanno i ringraziamenti dell’intera redazione che si congratula pienamente per la forza impattante dei versi e le emozioni a cui essi hanno dato vita.

 

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4 commenti

4 thoughts on “Le mie recensioni su “La Nostra Commedia”

  1. Ros, il tempo dedicato a leggere queste tue recensioni non è stato vano.
    Complimenti per il lessico, la scorrevolezza che hanno portato il lettore ad immergersi in esse…
    Tutto questo ti fa onore.
    Un abbraccio
    Rakel

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